
Descrizione: Si tratta di un aceto balsamico di Modena GRAN RESERVA, di grande purezza e qualità, con un alto contenuto di mosto d’uva delle varietà Trebbiano e Lambrusco. Il passaggio in diverse tipologie di botti completa il suo bouquet, che si ottiene solo con un invecchiamento prolungato. Adatto a tutti i tipi di piatti. Densità del prodotto 1,35. Acidità 6%. Grazie all'invecchiamento avanzato (densità 1,35), le note dolci prevalgono su quelle acide, nonostante l'acidità del 6%, caratteristica di questo tipo di aceto. Pertanto questo prodotto è adatto a tutti i tipi di piatti. Utilizzato sulla carne alla griglia, con le verdure al vapore, sul formaggio Parmigiano Reggiano, con frutta come fragole, pere, fichi e sul gelato. Si presenta in una bottiglia "Opera" alta e stretta, confezionata in una custodia individuale. Senza ugello applicatore specifico. Conservazione Questo prodotto non ha data di scadenza. La conservazione avviene a temperatura ambiente. Storia dell'Aceto Balsamico di Modena Per scoprire l'origine dell'Aceto Balsamico di Modena dobbiamo risalire all'epoca romana, quando il mosto d'uva cotto, detto "sapa" o "defrutum", veniva utilizzato in cucina come dolcificante al posto del miele. Nel Medioevo, il gusto per i sapori aspri divenne più marcato e il mosto dolce cotto fu reinventato come aceto. Il Rinascimento fu un'epoca di grandi cambiamenti, che portarono a un crescente interesse per i sapori agrodolci e l'aceto di Modena divenne un condimento raffinato e costoso, che addolciva i piatti delle corti di tutta Europa con le sue note agrodolci. A metà del XVI secolo a Modena e a Ferrara esistevano già quattro diversi aceti agrodolci, anche se solo nel 1598 si ottennero aceti simili agli odierni "balsamici". Nel 1747 nasce a Modena la parola “balsamico”, documentata nei testi delle Corti italiane. Con il termine balsamico si intende una sostanza aromatica e profumata, capace di produrre sollievo e benessere, alleviando persino il dolore. Il celebre compositore Gioacchino Rossini scrisse nel 1832 all'amico Angelo Catelani che l'aceto da lui ricevuto era "sicuramente dotato di provata efficacia rinfrescante e balsamica".